{"id":3862,"date":"2020-05-11T13:03:05","date_gmt":"2020-05-11T13:03:05","guid":{"rendered":"http:\/\/bure3iqeqde7ynpluyuubochndt33wwsbkmo7kgf32bmli4zigjwvzid.onion\/?p=3862"},"modified":"2020-05-11T13:03:05","modified_gmt":"2020-05-11T13:03:05","slug":"la-societa-del-confinamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bureburebure.info\/it\/la-societa-del-confinamento\/","title":{"rendered":"La societ\u00e0 del confinamento"},"content":{"rendered":"<p><em>Originariamente pubblicato in <a href=\"https:\/\/lundi.am\/La-societe-du-confinement\">lundimatin<\/a><a title=\"voir le sommaire ce ce num\u00e9ro\" href=\"https:\/\/lundi.am\/La-societe-du-confinement\">#238<\/a><\/em>, il 13 aprile 2020<\/p>\n<h1><a href=\"https:\/\/bureburebure.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/confinement.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3796 img-fluid \" src=\"https:\/\/bureburebure.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/confinement.jpg\" alt=\"\" width=\"1050\" height=\"1049\" srcset=\"https:\/\/bureburebure.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/confinement.jpg 1050w, https:\/\/bureburebure.info\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/confinement-768x767.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1050px) 100vw, 1050px\" \/><\/a><\/h1>\n<h1>\u00ab <strong>SI SOFFOCA QUI DENTRO, NO ? <\/strong>\u00bb<\/h1>\n<p>Nel settembre 2019, La Parisienne Lib\u00e9r\u00e9e ha pubblicato un piccolo libro verde intitolato &#8220;Le nucl\u00e9aire, c&#8217;est fini&#8221; (vedi i nostri articoli <a href=\"https:\/\/lundi.am\/Le-nucleaire-c-est-fini\">qua<\/a> e <a href=\"https:\/\/lundi.am\/La-revolution-est-une-question-technique-Les-videos-4-4\">l\u00e0<\/a>). L&#8217;ultima parte di questo libro lancia un appello che oggi risuona in modo singolare &#8211; &#8220;Cerchiamo di essere inconfinabili&#8221; &#8211; e propone di definire l&#8217;attuale regime disciplinare come quello di una &#8220;societ\u00e0 di reclusione&#8221;. Riproduciamo qui alcuni estratti di queste riflessioni premonitrici.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 interrogare sulla funzione del concetto di confinamento. Chiaramente, non \u00e8 l\u00ec per impedire la dispersione di materiali radioattivi, ma forse ha altri usi, sociali e politici? Poich\u00e9 gli Stati nucleari non hanno potuto, n\u00e9 hanno voluto, tenere prigioniere le loro produzioni belliche, non hanno realizzato industrialmente i mondi chiusi di cui si vantavano di avere la padronanza tecnologica, \u00e8 ora direttamente a noi che si applica l&#8217;ingiunzione di confinamento.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;INTORNO \u00c8 OVUNQUE<\/strong><\/p>\n<p>Accanto all&#8217;industria chimica, degli idrocarburi, biologica, edile e automobilistica, l&#8217;energia nucleare ha dato un importante contributo alla definizione e all&#8217;istituzione di un regime disciplinare che \u00e8 una fase avanzata di pratiche di contenimento e di controllo &#8211; una<em> societ\u00e0 di confinamento<\/em>. Le persone che si conformano alle norme di queste societ\u00e0 vivono un particolare tipo di isolamento: gli spazi &#8216;esterni&#8217; che attraversano tendono a diventare &#8216;interni&#8217;. Mentre nei modelli di reclusione, la prigione \u00e8 vista come un&#8217;interiorit\u00e0 chiusa e custodita, in una societ\u00e0 di reclusione, questa condizione di &#8220;essere sotto controllo&#8221; diventa la norma. Il ruolo che un tempo la &#8220;societ\u00e0&#8221; svolgeva come esterno aperto e desiderabile, in relazione al mondo chiuso del carcere, tende a diventare inutile, a svanire (e con esso l&#8217;idea che la libert\u00e0 di movimento sarebbe stata fondamentale). I confini si addensano, le recinzioni sono in fase di costruzione, le porte si chiudono.<\/p>\n<p>La formula &#8220;metro, boulot, dodo&#8221; (metropolitana, lavoro, dormire) pu\u00f2 essere stata una prima intuizione di questa nuova continua interiorit\u00e0, perch\u00e9 descrive una circolazione tra mondi certamente aperti l&#8217;uno all&#8217;altro, ma che insieme formano un universo chiuso in se stesso. Pi\u00f9 vicino a noi nel tempo, il presunto spazio aperto \u00e8, come non indica il nome, un perfetto esempio di spazialit\u00e0 chiusa. La sua interiorit\u00e0 chiusa si percepisce come aperta, mentre rimane confinata in un labirinto di muri isolanti e di piante verdi. Quando si lascia lo spazio aperto e si arriva in un parcheggio, per salire in auto o in autobus e tornare a casa, a che punto si \u00e8 veramente &#8220;fuori&#8221;? Ma questo non riguarda solo le categorie &#8220;attive&#8221; del neoliberismo. Nei villaggi e nei quartieri, anche se il confinamento \u00e8 meno avanzato, i suoi effetti si fanno sentire da diversi decenni. I bambini giocano meno per strada, ci sono meno spazi comuni dove i nonni e le nonne possono prendere il sole, meno caff\u00e8 vivaci, meno discussioni estemporanee tra vicini. Le piazze tendono a diventare silenziose, abbandonate da abitanti confinati &#8211; non dappertutto, per fortuna.<\/p>\n<p>Quando ci si sposta da uno spazio interno ad un altro, quando si passa attraverso questo tipo di tunnel a geometria variabile, non ci si muove pi\u00f9 tanto in un ambiente &#8220;aperto&#8221; o &#8220;chiuso&#8221;, ma piuttosto in quello che dovrebbe essere chiamato &#8220;ambiente mobile&#8221;. Viaggiando attraverso gli interni (abitazioni, caff\u00e8, luoghi di lavoro) e gli pseudo-esterni (trasporti, parcheggi, supermercati, strade, stadi, parchi, piscine), i movimenti si scontrano rapidamente con una serie di limiti e confini: i <em>confini<\/em>, quegli spazi appena ai margini della fine, cominciano a farsi sentire. Lo spazio interno, che immaginavamo infinito, sembra improvvisamente pi\u00f9 piccolo. La libert\u00e0 di movimento, anche per chi ancora teoricamente gode di questo diritto, diventa illusoria, nella misura in cui non ci permette pi\u00f9 di lasciare gli infiniti percorsi che ci sono stati tracciati al nostro interno, all&#8217;interno dei quali le nostre macchine segnalano le nostre presenze e le nostre assenze, tra due aree video monitorate. In altre parole, anche il fatto di muoversi all&#8217;<em>interno di mondi<\/em> non riesce pi\u00f9 a farci dimenticare che viviamo in uno spazio ristretto, senza porte o finestre.<em> Rimanete a casa, obbedite agli ordini di confinamento e attendete istruzioni.<\/em> Si soffoca qui dentro, no?<\/p>\n<p><strong>DEFINIZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Se la <em>reclusione<\/em> si concentra sul controllo degli scambi (tra un detenuto e chi li sta intorno, per esempio) e se l&#8217;<em>isolamento<\/em> \u00e8 una modalit\u00e0 di reclusione che tende a ridurre drasticamente e temporaneamente la possibilit\u00e0 di questi scambi (isolamento), lo scopo del <em>confinamento<\/em>, come lo intendiamo noi, \u00e8 quello di interrompere questi stessi scambi, per impedirli. Lo scopo dell&#8217;operazione \u00e8 quello di ottenere un confinamento pi\u00f9 completo, che tende a abolire ogni rapporto con l&#8217;esterno, al punto da farci dimenticare l&#8217;esistenza stessa di questo <em>altrove<\/em>. Poich\u00e9 l&#8217;esteriorit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 circondata o addirittura rappresentata, tende a diventare distante, confusa. Questa \u00e8 una fortuna per gli industriali, perch\u00e9 mentre tutti navigano tra i diversi ambiti normativi dell&#8217;Interno, i predatori industriali hanno libero sfogo &#8220;fuori&#8221; per organizzare attacchi e saccheggi, cio\u00e8 per portare avanti i loro progetti. Militari o civili, nucleari o chimici, i maggiori confinanti hanno in ogni caso concordato. Mentre predicano le virt\u00f9 dell&#8217;<em>ermetismo<\/em> in ogni modo, le loro pratiche sono assolutamente contrarie ad esso. Consistono nel divorare le nostre risorse collettive e poi spargere su di esse prodotti tossici, per assicurarsi che non siano mai utili a nessun altro. Cos\u00ec, sperano, saremo presto i<em> clienti prigionieri<\/em> delle loro prossime offerte e compreremo, un giorno di grande sete, la bottiglia di acqua contaminata che ci venderanno ad un prezzo d&#8217;oro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INCONFINABIL*<\/strong><\/p>\n<p>Fin dai primi sviluppi scientifici e militari, poi attraverso tutti i miraggi elettrici della modernit\u00e0 all&#8217;americana, e ancora recentemente nei loro tentativi di imporre il Cigeo, i promotori dell&#8217;atomo hanno sempre messo al centro della loro propaganda la nozione di confinamento: in una situazione &#8220;normale&#8221;, la radioattivit\u00e0 \u00e8 confinata; in una situazione &#8220;accidentale&#8221;, \u00e8 la popolazione che deve essere confinata. Questo standard definisce, per cos\u00ec dire, il passaggio tra i due mondi, sapendo che il secondo non avverr\u00e0 mai &#8211; questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato ufficialmente pianificato. Ma mentre i mondi si contaminano, la popolazione che deve essere rinchiusa siamo noi, e non siamo solo poche centinaia di malattie contagiose. Siamo milioni, siamo <em>inconfinabil*<\/em>! Questo non rappresenta un problema importante nello stato nucleare. Da un lato, non ha mai avuto l&#8217;intenzione di confinarci, ma piuttosto di rinchiuderci in edifici in cui la legislazione richiede una ventilazione, che \u00e8 una visione relativa e paradossale del confinamento. Dall&#8217;altro, la maggior parte di noi \u00e8 gi\u00e0 sufficientemente chiusa e, in varia misura, isolata in spazi controllati dall&#8217;interno, per poter permettere una certa interazione. Lasciamo-l* parlare tra di loro, fornir\u00e0 materiale per le procedure. (\u2026)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>DECONFINIAMO!<\/strong><\/p>\n<p>Il confinamento, come lo intendiamo qui, si manifesta cos\u00ec come un regime di isolamento con una tendenza totalitaria e un carattere militare. \u00c8 un&#8217;organizzazione sociale soffocante, che \u00e8 stata costruita intorno a una menzogna, quella della <em>possibilit\u00e0<\/em> stessa di un confinamento industriale sostenibile dei materiali tossici. Ha trasformato questa menzogna in una norma, sulla quale sono state costruite le attivit\u00e0 industriali, e che \u00e8 proseguita nell&#8217;automatismo disciplinare di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 chiusa da tutte le parti. Cos\u00ec, proprio come queste nuove forme di organizzazione sociale asfissiante, vediamo ora le manifestazioni trasformarsi regolarmente in nidi. Si pu\u00f2 anche pensare alle ultime manifestazioni contro la legge lavoro, come quella del 23 giugno 2016 a Parigi, dove il corteo si \u00e8 ridotto a ruotare intorno al bacino dell&#8217;Arsenale, essendo l&#8217;intero percorso &#8220;circoscritto&#8221; a questo perimetro ristretto. In questo contesto, si potrebbe forse interpretare i gilet gialli come un profondo e improvviso movimento di <em>deconfinamento<\/em> della societ\u00e0 francese, un momento storico in cui mondi interni che non erano stati fuori mano per anni, non si erano incrociati per anni, hanno improvvisamente deciso di unirsi in un nuovo spazio comune, <em>al di fuori<\/em> dei quadri e delle norme che normalmente regolavano le loro limitate interazioni sociali. Ci\u00f2 \u00e8 stato particolarmente vero nel dicembre 2018, e la scelta della rotonda come luogo di lotta \u00e8 stata, naturalmente, molto saggia, poich\u00e9 incarna perfettamente la pseudo-esteriorit\u00e0, il luogo che sembra essere &#8220;fuori&#8221;, ma la cui circolazione \u00e8 cos\u00ec marcata dall&#8217;interno che le persone che la usano abitualmente non possono essere considerate come se vi circolassero &#8220;liberamente&#8221;. Siamo <em>su<\/em> una rotatoria, considerata come una superficie. Cosa succede quando si fa qualcosa su quella superficie che non \u00e8 previsto, o meglio, cosa non \u00e8 previsto che si faccia su quella superficie, cio\u00e8 quando si cammina l\u00ec, si passa il tempo con i vicini e gli sconoscuti, si costruiscono capanne, si balla e si condivide un caff\u00e8? La rotonda, quindi, cambia completamente il suo status territoriale, la sua spazialit\u00e0: non vi si \u00e8 pi\u00f9 confinati in un veicolo intrappolato in un flusso di traffico organizzato da ordini di circolazione stradale o da ringhiere. Al contrario, la rotonda diventa una piazza pubblica, un&#8217;agor\u00e0, uno spazio aperto, si <em>sconfina<\/em>. Questa geniale intuizione dei gilets gialli non \u00e8 stata l&#8217;unica. Il movimento ha inoltre adottato come abbigliamento e segno di riconoscimento un giubbotto di sicurezza che si riferisce direttamente al mondo dell&#8217;industria e ai suoi standard. Anche senza nominare il nucleare, che era in gran parte assente dalle parole d&#8217;ordine e dalle richieste, i gilets gialli hanno di fatto costituito una sorta di corium popolare, una massiccia liberazione di abitanti fluo nell&#8217;atmosfera politica, alcuni dei quali hanno espresso in modo molto esplicito il desiderio di rinnovare gli scambi e di resistere alle ingiunzioni di confinamento. Non per niente i sostenitori dell&#8217;ermetismo hanno passato diversi mesi a ordinare loro di <em>stare a casa<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Estratti da &#8220;Soyons inconfinables&#8221;, quarta parte del libro <a href=\"http:\/\/www.laparisienneliberee.com\/le-nucleaire-cest-fini\/\">&#8220;Le nucl\u00e9aire, c&#8217;est fini&#8221;<\/a>, pubblicato nel settembre 2019 (pagine 204-212) da La Fabrique.<\/strong><\/p>\n<p>Un video \u00e8 allegato a questo articolo:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=w5_RHsWQ0LM&amp;feature=youtu.be\">La rivoluzione \u00e8 una questione tecnica.<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Originariamente pubblicato in lundimatin#238, il 13 aprile 2020 \u00ab SI SOFFOCA QUI DENTRO, NO ? \u00bb Nel settembre 2019, La Parisienne Lib\u00e9r\u00e9e ha pubblicato un piccolo libro verde intitolato &#8220;Le nucl\u00e9aire, c&#8217;est fini&#8221; (vedi i nostri articoli qua e l\u00e0). 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