Il governo italiano approva una legge che autorizza l’energia nucleare

[Redatto a partire da vari articoli di media italiani : WWF, Lanuovaecologia, Greenreport]

 

Il 4 giugno 2026, il Parlamento italiano ha approvato una legge (155 voti a favore, 86 contrari e 8 astensioni) che autorizza lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. Questa legge era stata proposta dal governo di estrema destra di Giorgia Meloni.

Il testo, firmato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, non autorizza direttamente la costruzione di centrali nucleari, ma crea il quadro giuridico per consentire all’Italia di tornare alla produzione di energia da fonti nucleari sul proprio territorio nazionale.

Il fulcro della legge è il “Programma Nazionale per lo Sviluppo della Produzione e dell’Utilizzo dell’Energia da Fonti Nucleari e di Fusione Sostenibili”. Il governo è particolarmente interessato ai reattori modulari di piccole dimensioni (SMR), progettati come centrali elettriche di nuova generazione, più compatte e potenzialmente scalabili. Prevede di installarne 20 in tutta Italia.

Il provvedimento sarà presto sottoposto al Senato per l’approvazione definitiva. Il governo intende concludere l’iter prima delle vacanze estive e approvare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.

 

 

Il contesto dell’energia nucleare in Italia

Vale la pena ricordare che in Italia si sono tenuti due referendum sull’energia nucleare: quello del 1987, successivo al disastro di Chernobyl (di cui quest’anno si è commemorato il 40° anniversario), in cui l’80% dei votanti si è espresso contro l’energia nucleare; e quello del 2011, successivo al disastro di Fukushima, in cui il 94% dei votanti ha confermato il proprio rifiuto dell’energia nucleare.

L’Italia ha quindi proceduto ad un abbandono del nucleare civile a partire dal 1987 : le centrali nucleari (in numero di 4) sono state progressivamente disattivate fino al 1990 e i cantieri in corso sono rimasti incompleti.

 

 

La spinosa questione delle scorie nucleari

I cittadini sono attualmente esposti a una costante propaganda pro-nucleare, soprattutto nei media, mentre nel Paese non è possibile un dibattito serio. Si comincia con le soluzioni per la gestione delle scorie nucleari, per le quali SOGIN (l’azienda per la gestione dei rifiuti radioattivi – l’equivalente italiano di ANDRA) ha ricevuto miliardi di euro attraverso le bollette elettriche sin dalla sua creazione nel 1999. Sembra più facile per i dirigenti di questa azienda pubblica tornare all’energia nucleare che risolvere i problemi per i quali sono pagati.

Paradossalmente, un governo che non ha il coraggio di dire dove e come intende stoccare le scorie altamente radioattive si impegna a costruire centrali nucleari che le produrranno!

 

 

Un esempio di propaganda pronucleare in Italia (con recupero del logo “Nucleare – No grazie”…) : 

 

Energia nucleare: una fonte energetica costosissima

L’industria italiana ha immediatamente applaudito a questo decreto. Meloni, come una sirena ammaliante, li ha convinti, durante il suo intervento all’assemblea annuale di Confindustria, che un ritorno all’energia nucleare ridurrebbe finalmente gli attuali costi energetici proibitivi per le imprese. Ha opportunamente omesso qualsiasi accenno ai costi per i cittadini, che sono anch’essi proibitivi.

Il rapporto Lazard 2025 stima il costo del fotovoltaico industriale tra i 38 e i 78 dollari per MWh, quello dell’energia eolica tra i 37 e gli 86 dollari e quello delle nuove centrali nucleari a 180 dollari. Ovvero, tre volte di più.

La storia recente è spietata quando si tratta di costi infrastrutturali: Flamanville 3 avrebbe dovuto costare 3,3 miliardi di euro ed entrare in funzione nel 2012, ma alla fine è costata 23,7 miliardi di euro ed è stata collegata alla rete solo nel dicembre 2024, con dodici anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Nel gennaio 2025, la Corte dei Conti francese ne ha certificato la redditività come “mediocre”: per renderla redditizia, un MWh costerebbe tra i 138 e i 199 euro. Il progetto EPR2, annunciato da Macron, è già lievitato, con un aumento dei costi da 51,7 miliardi di euro a 67,4 miliardi di euro ancora prima del suo avvio.

 

 

“Nucleare sostenibile”, davvero?

I titoli dei vari paragrafi del decreto adottato illustrano chiaramente il tentativo di confondere le acque e fuorviare l’opinione pubblica. La parola “sostenibile” è stata aggiunta accanto alla parola “nucleare”, un termine ormai abusato, se non addirittura strumentalizzato, da innumerevoli ambientalisti opportunisti, che vediamo ogni sera in pubblicità dove, accanto a detersivi, lavatrici, automobili, creme per la pelle e pillole per la stitichezza, viene promossa anche l’energia nucleare sostenibile.

Un argomento spesso citato è la necessità dell’energia nucleare per raggiungere l’indipendenza energetica nazionale, ma ricordiamo che l’Italia non possiede uranio: dovrebbe importarlo da Niger, Kazakistan, Canada e Australia, utilizzando metodi estrattivi neocoloniali. La catena di approvvigionamento globale dell’uranio arricchito è dominata da Rosatom, che controlla il 46% della capacità mondiale: nel 2024, al culmine della guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha importato il 23% del suo uranio arricchito dalla Russia. Parlare oggi di “energia nucleare per l’autosufficienza nazionale” equivarrebbe a dipendere da Vladimir Putin per riattivare la fornitura di elettricità in casa.

 

16/06/2026

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